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Dal progetto al viaggio vero e proprio
Grazie al progetto ministeriale "Il 900. I giovani
e la memoria" del Ministero della Pubblica Istruzione, i nostri insegnanti
hanno progettato un viaggio di istruzione nelle vicine Austria e Germania
che si adattava perfettamente al piano di studi previsto per le classi
terze medie: sono stati infatti visitati particolari luoghi che rivestono
enorme importanza sia dal punto storico che da quello naturalistico-antropologico,
passando necessariamente per quello che, alla nostra età, risulta
essere quello più importante: quello affettivo e socializzante.
I nostri tre accompagnatori, affettuosamente la mamma (prof. Giana - Deutschlehrerin,
anima teutonica del gruppo a tutti gli effetti), il papà (prof.
Silvestri, Turnlehrer, quello al quale si può far affidamento nei
casi più critici) e il nonno (prof. Giuseppe Longa, il mitico Ciuss,
il saggio attempato nonno che ha visto passare sotto i ponti tantissima
acqua), ci hanno organizzato tre giorni di sana evasione all'insegna della
memoria e del benessere in terra straniera a conclusione di un triennio
di sacrifici sui banchi di scuola che necessitavano di una chiusura adeguata.
Il tutto è partito da una comunicazione del M.P.I. che richiedeva
la predisposizione di idonei progetti per poter attingere a finanziamenti
particolari (cosa non indifferente per un viaggio d'istruzione particolarmente
significativo). Come tante scuole italiane avremmo potuto scegliere tra
molti itinerari nazionali che sono stati testimoni delle estreme atrocità
dell'ultimo conflitto mondiale. I nostri tre magnifici tutori hanno invece
pensato in grande. Livigno, come ben si può notare dalla carte
geografiche, è più vicino alla Germania e all'Austria che
ai più significativi luoghi italiani. Così mamma, papà
e nonno hanno ben pensato di rivolgere le loro attenzioni ai luoghi della
memoria d'oltralpe, quelli dove si può effettivamente toccare con
mano l'enormità della tragedia consumatasi cinquant'anni fa.
Data la distanza è stato un attimo organizzare un viaggio estremamente
significativo sotto tutti i punti di vista, da quello storico a quello
naturalistico, passando per quello artistico, tecnologico e umano in genere
che ci ha dato la possibilità di approfondire le nostre conoscenze
anche in vista degli esami li licenza che fra non molto ci aspetteranno
al varco.
Al di là degli esami, a gita fatta, ciò che ci resterà
di questo viaggio sarà sicuramente qualcosa che va ben oltre ciò
che abbiamo visto. "Dalle storie alla storia" era il sottile
filo rosso che univa l'utile al dilettevole. "Dalla storia alle nostre
storie" è stato questo incredibile e magnifico viaggio di
tre giorni in terra straniera accompagnati dai nostri mitici proff.
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L'inizio della Getreidegasse a Salisburgo

Salisburgo vista dalla Fortezza

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"Sale e Pepe"- Cronaca semi
seria di un viaggio
Siamo qui per raccontarvi le nostre mitiche e inimitabili
avventure della gita svoltasi dal 26 al 29 aprile 2000, avente come meta
Monaco e Salisburgo. Cominciamo subito a parlare del viaggio: siamo partiti
il 26 aprile alle ore 7.30, quasi tutti siamo stati puntuali alla partenza,
caso a parte Barbara, che per truccarsi è arrivata in ritardo,
e Giovanni, che purtroppo non è potuto venire perché malato!
Ad accompagnarci erano ben tre proff: Giana, Silvestri e Longa! Da questultimo,
prima di arrivare alla diga del Gallo, abbiamo dovuto sorbirci, come di
rito, una mezz' ora di spiegazione accurata sulle origini e sulle funzioni
della stessa. "Molto entusiasti" della lezione, non appena il
prof. ha terminato siamo tornati a cose molto meno tecniche e più
mondane. Ovviamente scherziamo! Ma continuiamo a parlare del viaggio che
è stato abbastanza lungo, tuttavia sopportabile, grazie alla musica
che ci ha tenuto allegri. Purtroppo la disco-music è durata poco,
poiché la prof. Giana aveva paura di frantumarsi i timpani. Come
avrebbe potuto in futuro controllare la pronuncia? Kw e non q, oi e non
eu, ai e non ei
? torturandoci con le sue domande rigorosamente "
auf deutsch" ? In questo viaggio abbiamo capito che Sandy ha scarsa
attitudine per fare l'autista , visto che ogni dieci minuti stava male
e vomitava. La Giana, sconvolta come tutti i viaggiatori a lui vicini,
molto premurosa e preoccupata che non si disidratasse, gli ha fatto comprare
e masticare ad oltranza i "Travelgummis" evitando così
anche disastri ai sedili del pullman e al suo abbigliamento! Arrivati
a Monaco, abbiamo visto l'immenso megagalattico museo della scienza e
della tecnica, che si trova su un'isola del fiume Isar. Finalmente gli
insegnanti avrebbero potuto stare tranquilli, non ci avrebbero perso!
Le più ingegnose del gruppo, però, ce l'hanno fatta a perdersi
nel museo e a mancare all'appuntamento con il planetario. Memorabile la
prima cena nel nostro albergo di Salzburg, che ci ha letteralmente sconvolto
per l'originalità del menu. Tutte e tre le sere, comunque, abbiamo
"bevuto" una zuppa "fantastica" che faceva "impazzire"
chiunque, in particolare Gessica Galli. Chi l'ha mangiata si è
lasciato convincere dalla prof., la quale instancabilmente ricordava che
la funzione della "Suppe" era quella di reidratare e noi ne
avevamo bisogno. Visto che la nostra meta era Salisburgo, non poteva mancare
"un pizzico" di sale in più, soprattutto sulle patatine
fritte. Il sale ormai non è più "l'oro bianco",
ricchi non diventeremo; speriamo che quel che era di troppo finisca almeno
nelle nostre "zucche" e ci faciliti gli esami! Impossibile dimenticare
la notte, soprattutto per le sberle che volavano alle 2.30; ricordiamo
alcune "vittime" illustri: la benamata Sabrina Mazzucchi, la
timida Samanta Rodigari, il pacato Luca Cusini e il mitico Michael Cusini
che di baccano ne ha fatto per i beati e che è riuscito a fare
imbufalire l'impeccabile albergatore tutto stretto nel suo giacchino tirolese!
Nonostante la movimentata notte, siamo riusciti ad arrivare all'ora di
colazione, che sinceramente era migliore della cena. Il secondo giorno
abbiamo visitato il campo di concentramento di Mauhtausen, qui nessuno
ha osato scherzare. Ci siamo comportati veramente bene e gli insegnanti
si sono complimentati con noi. Grazie al nostro perfetto tedesco non avevamo
alcun problema a procurarci da mangiare, tant'è vero che prendevamo
solamente panini con Würstel. Arrivati davanti a un Chiosco, come
api sul miele, ci bastava dire "Wurstbrot und Cola" e tutti
più o meno ci capivano. Più complicata era la questione
finanziaria. Se ci fossero state le banconote in Euro, avremmo sicuramente
evitato qualche fregatura o qualche errore da parte nostra e comunque
calcoli e calcoli per convertire marchi in scellini e in lire. Nel pomeriggio
abbiamo visitato l'abbazia di St. Florian, dove siamo rimasti impressionati
dai teschi nella cripta in perfetto ordine austriaco e dalla meravigliosa
biblioteca che conta più di 140.000 volumi! In una biblioteca così
forse potremmo anche studiare! Molto più tranquilla è stata
la seconda notte in cui tutti più o meno hanno dormito. Per precauzione
ad ogni bussare, la porta della stanza veniva aperta a braccia tese mantenendosi
a debita distanza, onde evitare sventoloni di passaggio
Indimenticabili
le miniere di salgemma dove tutti si sono divertiti sugli scivoloni mozzafiato
e sulla zattera che attraversa il lago sotterraneo. Non vorremmo tralasciare
quello che è stato il comportamento dei professori. Partiamo dalla
migliore, la prof. Giana che, al contrario di quando è in classe,
nei giorni della gita era sempre molto allegra e che con il suo sorriso
e le sue battute contagiava chiunque. Parliamo poi del prof. Silvestri,
amichevolmente chiamato "Clem" che non ha mai abbandonato il
livignasco e la pipa (laroma ci guidava ovunque) nemmeno in Germania
e in Austria. Ah
dimenticavamo il prof. Longa che si è scatenato
al Bowling, ma che nonostante l'accurato calcolo della traiettoria della
boccia e le altrettanto accurate e ripetute misurazioni, per un "pizzico"
di sfortuna, ha perso la partita contro i proff. e l'autista. Indimenticabile
anche il suo "discreto" russare durante le tre notti che ha
fatto da sottofondo come un minuetto del nativo Mozart. Tutto sommato
l'albergo era confortevole ma non ci dimenticheremo mai delle tariffe
telefoniche "agevolate" (tre telefonatine=50 DM). Un grande
ringraziamento va agli insegnanti che ci hanno accompagnati, contati,
ricontati e contati ancora; ("peccato"- dicevano di tanto in
tanto- "non abbiamo perso nessuno") e all'autista Andrea che
ci ha sopportato sul pullman per tutto il viaggio!
Luana,
Gessica e Tecla
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Alessio da McDonald nel seggiolone

Mitico Nonno Ciuss con boccia in mano...
e mamma Giana dietro ride.

Anche nonno e mamma devono pur far merenda!

A Steyr, in piazza, tra un panino e l'altro
rimiriamo le splendide abitazioni che ci circondano.

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Visita al Deutsches Museum di Monaco
Abbiamo iniziato il nostro "viaggio" dalla sala
di elettrotecnica, guidati dal nostro "nonnino", il prof. Peppino.
La faccenda si stava facendo troppo seria: valvole, accumulatori, alta
tensione, aggeggi infernali. Insomma, in extremis sono intervenuti i nostri
cari "genitori" (Clemente e Raffaella) che ci hanno salvati
dandoci un'oretta di visita libera a seconda dei propri interessi. Durante
questo spazio di tempo, divisi in gruppetti, abbiamo visitato le sale
della navigazione, dell'aeronautica, delle ferrovie e della meccanica.
In queste sale c'erano diversi esemplari di macchine, navi e aerei di
diverso tipo e di diverse epoche, che ci hanno letteralmente rapiti. Il
nostro gruppo (Baby, Dany, Cry, Paolo, Massy, Giacomo e Fabio) è
arrivato puntualmente alle 16.00 al sesto piano dove avevamo appuntamento
per il planetario. Esso è un proiettore computerizzato che riproduce
sulla volta di una cupola del diametro di 15 metri un'immagine fedele
del cielo. Oltre al Sole ci sono stati mostrati la nostra Luna, i pianeti
Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, le 5000 stelle circa visibili
ad occhio nudo, il moto dei corpi celesti in modo accelerato, l'aspetto
del firmamento sopra Monaco, in primavera, e in seguito da punti di osservazione
in località diverse della superficie terrestre.
Due di noi si sono perse nei meandri del museo (lasciamo a voi immaginare)
e non hanno potuto vederlo. In compenso hanno visto l'esperimento nella
sala di elettrotecnica. L'impianto dell'alta tensione è una delle
maggiori attrazioni del museo. Le due disperse hanno potuto capire la
tecnica dell'alta tensione assistendo ad esperimenti con tensioni alternate
di 300.000 volt e con tensioni pulsanti fino a 800.000 volt, con le quali
sono stati simulati diversi casi di caduta di fulmini su edifici. Uno
spettatore è stato invitato ad entrare in una sfera di materiale
isolante che poi è stata sollevata fino al generatore di scariche
elettriche. Al passare di una forte scarica elettrica è rimasto
illeso. Oltre a questo hanno potuto vedere il corpo umano diviso in piccole
parti e la stanza della stampa. Dopo aver girato e chiesto a un controllore
(senza però capire niente, perché parlava solo inglese e
non capiva il tedesco) dove si trovava il sesto piano, e cioè il
planetario, hanno incontrato il resto della comitiva sulle scale e dopo
qualche rimprovero si è conclusa la prima giornata.
La visita al Deutsches Museum si è rivelata molto interessante
perché abbiamo potuto osservare parecchi macchinari e tecnologie
di oggi e di ieri e fare piccoli esperimenti, provare la nostra forza
in kw, fare musica.
Giacomo,
Cristina, Daniela, Paolo, Barbara, Massimo e Fabio.
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Laboratori...

Non si è perso nessuno?

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MAUTHAUSEN
Il giorno 27 aprile siamo andati a visitare il campo di
concentramento di Mauthausen.
Questo campo di sterminio era del terzo tipo, ovvero un campo ove i prigionieri
entravano e non dovevano uscire: Rückkehr unerwünscht.
Fu costruito nel 1938, poco prima che l'Austria fosse annessa al III Reich.
Nel campo entrarono circa 206.000 anime di ambo i sessi, persone accusate
di essere inferiori o insignificanti secondo il parere dei nazisti. In
questo campo di sterminio ne morirono circa 110.000. Il campo di Mauthausen
fu tristemente noto per la sua "scala della morte", una rampa
costituita da 186 scalini. Questa scalinata serviva agli internati per
trasportare pietre che ricavavano dalla cava sottostante. Nelle immediate
vicinanze della scala si trova un precipizio denominato muro dei
paracadutisti. Una volta le SS costrinsero dei prigionieri a gettarsi
nel vuoto: li misero in fila indiana e ogni prigioniero spingeva nel vuoto
il suo compagno che si trovava davanti. Chi non moriva a causa dellimpatto
con le rocce, annegava nel laghetto sottostante. Quotidianamente i nazisti
scaraventavano nel vuoto qualche deportato. Dalla scala della morte si
accedeva al campo di sterminio vero e proprio grazie ad un sentiero oggi
contrassegnato da monumenti innalzati dalle diverse nazioni che ricordano
i propri morti. In particolare, noi ci siamo soffermati a commemorare
i nostri defunti davanti al monumento eretto dall'Italia per i numerosi
italiani caduti nel campo nazista. Passando dall'entrata principale troviamo
come in ogni campo una piazza chiamata piazza dellappello
dove i prigionieri venivano ossessivamente contati: al loro ingresso i
prigionieri venivano rasati, disinfettati e vestiti con una casacca e
con dei pantaloni di tela grezza uguale per tutti. Un'altra parte importante
del campo di sterminio di Mauthausen erano le baracche dove i prigionieri
politici, ebrei, omosessuali, zingari dormivano in tre per letto. Noi
li abbiamo visti questi poveri letti, se così si possono definire;
si tratta di letti a castello in legno senza materassi, senza reti e privi
di ogni comodità. I prigionieri erano costretti a dormirvi in tre,
in modo che la persona che dormiva nel centro avesse i piedi vicini alla
testa degli altri due. Invitati dalla guida sonora, anche se titubanti,
abbiamo provato a distenderci in quel modo ma era praticamente impossibile
starci, forse perché noi apparteniamo ad una generazione ben nutrita,
mentre quegli uomini pesavano al massimo quaranta chili.
I prigionieri dovevano sempre tenere puliti gli alloggi: la pena per chi
non rispettava questa regola era la morte che poteva avvenire per fucilazione,
per inalazione di gas tossico o per iniezione letale. Nel secondo caso
il prigioniero veniva ingannato e convinto ad andare nella camera delle
docce. Invece di uscire acqua usciva del gas (Zyclon B) che uccideva tutte
le persone che lo inalavano. Nel terzo caso il prigioniero veniva fatto
sdraiare su un lettino, intontito col gas e soppresso con uniniezione
di benzina. I cadaveri venivano bruciati nei forni crematori e i camini
disperdevano le ceneri di quegli uomini che mai avrebbero pensato di morire
così. Scossi da quanto avevamo visto siamo entrati nel museo dove
gentilmente una guida ci ha mostrato una proiezione con le testimonianze
di alcuni degli 80.000 sopravvissuti alla tragedia di Mauthausen. Dopo
la breve proiezione abbiamo visitato il resto del museo dove abbiamo potuto
osservare documenti depoca, foto e cimeli relativi alla vita nel
campo e soprattutto alla morte nel campo. Il percorso del museo termina
con la visita alla camera a gas e ai forni crematori. La camera a gas
fu costruita nellautunno del 1941 senza finestre e nella parte occidentale
dellinterrato della palazzina adibita a infermeria, proprio vicino
alle caldaie dei forni crematori. Essa fu messa in funzione nel maggio
1942. Siamo usciti sgomenti da questo luogo orribile.
Prima di recarci alla scala della morte abbiamo osservato il monumento
delluomo di ghiaccio, innalzato in onore di un generale russo. Poichè
aveva cercato di favorire la fuga di commilitoni era stato continuamente
bagnato a venti gradi sotto zero fino a che non morì completamente
congelato.
Nonostante la nostra conoscenza acquisita sui banchi di scuola mai avremmo
pensato che delle persone potessero essere uccise in un modo così
brutale e ignobile.
Questa visita al campo di concentramento ci ha fatto capire la differenza
che cè tra sapere una cosa per sentito dire e sapere una
cosa dopo che si è toccata con mano. Noi crediamo che
chiunque visiti un campo di concentramento ne debba necessariamente uscire
con una mentalità nuova. Il solo pensare alla tragedia che hanno
vissuto gli uomini rinchiusi nei lager durante la seconda guerra mondiale
deve far capire alla gente che una cosa così ignobile non abbia
a mai più ripetersi, né ora né mai.
Andrea,
Elena e Luca
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Siamo dentro!

L'uomo di ghiaccio

Il crematorio

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KZ Mauthausen
Alle 10 del mattino entriamo nel campo, passiamo nel cortile sottostante
il Comando delle SS e ci avviamo verso il cancello dingresso al
campo vero e proprio, verso quel cancello oltrepassato da quasi 200.000
persone di svariate nazionalità ed etnie che quotidianamente oltrepassavano
per recarsi alla cava lungo la scala della morte.
186 gradini da percorrere con pesanti pietre sulle spalle che servivano
per costruire il campo stesso.
Ho pensato a Spianineda, il papà di Marisa che è
rimasto là, probabilmente passato per il camino, ho pensato a Beniamino
da Toni, il papà dei Longa che da là è ritornato
ma non ha mai esternato ciò che ha vissuto. Oggi ho capito il perché.
Di quei 200.000 solo in 80.000 sono tornati. Gli altri, quasi 23 volte
gli attuali abitanti di Livigno, hanno concluso la loro esistenza trucidati
in quel campo. Come questa esistenza si è conclusa è riassumibile
nella frase scritta da un prigioniero su un muro interno della palazzina
adibita ad ambulatorio Se cè un Dio mi deve chiedere
scusa! Quanta sofferenza in queste parole.
Durante la visita al lager abbiamo ascoltato il commento esplicativo su
nastro magnetico: un testo non solo descrittivo di quanto vedevamo, ma
soprattutto riflessivo e ossessivamente improntato su un messaggio: Non
dimenticare quanto è avvenuto affinché ciò non abbia
più a ripetersi.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare che anche al giorno doggi, a
quasi sessantanni di distanza, i lager esistono ancora, e non molto
lontano da noi. Non saranno così palesemente pensati ed organizzati
per lo sterminio di massa, questo no, ma certamente pensati per sopprimere
delle persone. Il commento terminava con una affermazione così
riassumibile : Non ti devi stupire del numero di coloro che sono
morti qui, devi stupirti del fatto che anche una sola persona possa morire
in questo modo! Dopo esserci stretti la mano ci siamo recati nella
parte monumentale del campo, nello spiazzo dove le varie Nazioni hanno
provveduto ad erigere monumenti commemorativi. Sopra il muro del monumento
Italiano abbiamo passato in rassegna le varie lapidi. Senza alcuna forzatura
i ragazzi hanno recitato leterno riposo e qualcuno ha
deposto un piccolo sasso sopra le lapidi. Bravi ragazzi!
Ognuno era assorto nei propri pensieri. I miei erano rivolti a mio padre,
a mio suocero e ai miei convalligiani, che, anche se non direttamente
in quel campo, hanno vissuto quegli orrori in prima persona.
Clemente
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La scala della morte.

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Sankt Florian
Nel pomeriggio del nostro secondo giorno di gita abbiamo
visitato labbazia di St. Florian chiesa giubilare. Labbazia
è dedicata a San Floriano protettore dei pompieri e dei confini
che era un martire, infatti si ritiene che la tomba sorgesse in corrispondenza
della attuale chiesa.
Mentre aspettavamo la guida, abbiamo visitato la chiesa, ornata con stucchi
bianchi e affreschi che sono tra i più belli del barocco austriaco.
Questa chiesa è una fra le più importanti dellAustria
e ospita il più grande organo austriaco con 7343 canne, con cui
amava suonare Bruckner. Egli ha voluto essere sepolto nella cripta sottostante
dove è possibile sentire la musica del maestoso organo. La guida
non sapeva molto bene litaliano, il che allinizio ci faceva
molto ridere, ma poi, grazie a lei, abbiamo appreso molte cose importanti
e interessanti. Infatti abbiamo visitato labbazia fondata nel 1071
dai Canonici agostiniani e la biblioteca con armadiature in legno intarsiato
e con affreschi sul soffitto. Questa biblioteca contiene 140.000 volumi
di molti autori. In seguito abbiamo visitato il Marmorsaal, il sontuoso
salone delle feste che viene usato ancora oggi per concerti.
Abbiamo poi visto gli appartamenti imperiali, cui si accede da una maestosa
cancellata in ferro battuto che precede un corridoio molto lungo con 12
sale che contengono oggetti darte. La nostra visita si è
conclusa nella cripta, con tombe rinascimentali a rilievi, sarcofagi,
lossario e il sarcofago di Bruckner.
Serena,
Samanta e Eleonora
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La biblioteca

L'organo di Bruckner

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Le miniere di salgemma di Hallein
Finalmente venerdì 28 aprile, siamo andati a visitare
le miniere di salgemma del Dürrnberg vicino ad Hallein. Milioni di
anni fa, in seguito al movimento della crosta terrestre e allevaporazione
dellacqua del mare, il sale si è depositato a strati nel
monte Dürrnberg e così si sono formate le miniere di salgemma.
Queste vennero sfruttate inizialmente dai Celti che popolarono il monte
oltre 2500 anni fa. Per estrarre il sale, i Celti imitarono la natura:
fecero entrare lacqua attraverso canalizzazioni in legno. Lacqua
scioglieva il sale. La soluzione salina chiamata sole veniva
fatta fluire allesterno e quindi fatta evaporare in modo tale che
rimanesse il sale. Successivamente, l'estrazione del salgemma fu effettuata
anche dai romani e quando Salisburgo divenne un principato vescovile,
il sale costituì la ricchezza principale. Il sale era chiamato
oro bianco perché oltre ad essere venduto serviva a
mantenere intatti reperti storici, cadaveri e cibo.
Grazie alla vendita del sale estratto dal monte Dürrnberg la città
di Salisburgo divenne importante. Il suo nome deriva appunto da sale.
Da dieci anni le miniere non vengono più sfruttate perché
economicamente non rendono più, ma vengono usate come attrazione
turistica e culturale.
Per visitare questa miniera occorre vestirsi in modo adeguato, pertanto
prima di entrare, viene distribuita una tuta bianca. Dopo di che, si sale
su un trenino e si percorre un tratto fino ad arrivare in una sala video
dove si vede un filmato che illustra come si sono formati i giacimenti
di salgemma. Il resto della strada viene fatto a piedi (circa 2Km); mentre
si cammina si può vedere un cartello che evidenzia il confine tra
Austria e Germania. Lungo il percorso, vi sono due scivoli che portano
nelle viscere della terra, le cui lunghezze misurano rispettivamente 26
e 42 metri. Allinizio qualcuno aveva paura, poi dopo essere scesi,
tanto è stato il divertimento che qualcuno ha risalito di corsa
i numerosi scalini per riprovare lemozione mozzafiato. Al termine
degli scivoli ci si trova a circa 200 metri di profondità. Proseguendo,
si trova uno spiazzo con copie di reperti storici: utensili della vita
quotidiana e attrezzi da lavoro. Poi si arriva ad un laghetto che viene
percorso da una zattera dotata di panchine. Le luci vengono spente e il
timoniere annuncia che questo è lultimo viaggio del TITANIC
e qualcuno ci crede trattenendo il respiro
Scesi da questa, si esce dalla miniera facendo 200 gradini (fatti con
la scala mobile).
Fuori dalle miniere di salgemma troviamo un villaggio celtico in cui sono
state ricostruite abitazioni originali, ma anche unofficina, una
falegnameria e lingresso di una miniera da cui si può vedere
come veniva estratto il sale.
Abbiamo trovato queste miniere molto interessanti non solo da un punto
di vista culturale, ma anche per l'originalità dei mezzi di trasporto,
quali il trenino, gli scivoli e la zattera. Sicuramente se ci si ripresenterà
l'occasione di tornare in Austria, non ci dimenticheremo di visitare di
nuovo le miniere di salgemma, perché uniscono lutile e il
dilettevole.
Vanessa, Mariangela
e Alessio
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Dopo la vestizione siamo pronti!

Michael guida. Ci sarà da fidarsi?

Pistaaa!

Papà Clemente con Eleonora
che aveva paura a lanciarsi.

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Sulla via del ritorno - Wattens, le meraviglie Swarovski
Sulla via del ritorno ci siamo fermati al museo Kristallwelten Swarovski
a Wattens, realizzato allinterno di una collina artificiale. Lentrata
è rappresentata da una faccia derba dagli occhi di cristallo
dalla cui bocca sgorga una cascata dacqua. Entrati, accompagnati
da una guida italiana, abbiamo ammirato il contenuto della prima sala:
il cristallo più grande del mondo, un cavallo con una bardatura
decorata con cristalli, esatta copia di quella realizzata per il cavallo
di un maraja e unenorme parete riempita con dieci tonnellate di
cristalli di varie dimensioni e colori, lunga 42 metri. La guida ci ha
quindi lasciato visitare liberamente il museo e nelle sale successive
abbiamo visto degli ologrammi. Inoltre siamo entrati nel duomo, una sala
a forma di cupola con le pareti formate da 590 triangoli di specchio che
riflettevano tutti noi in un caleidoscopio di colori. In un altro locale
cera anche una cascata di sale che colpita da flash
di luce dava limpressione della pioggia colorata. Diverse nicchie
ospitano creature irreali e scene ispirate a favole e miti.
Alla fine del percorso siamo entrati nel negozio Swarovski e molti di
noi hanno fatto compere. Fondata nel 1895 lazienda Swarovski è
tra le più grandi società austriache ed è il più
grande esportatore del Paese. Conta più di 9000 dipendenti e 73
consociate nel mondo. Il fondatore inventò una macchina elettrica
che industrializzò il procedimento di taglio del cristallo.
Al termine della visita ci siamo recati ad Innsbruck: prima allo stadio
di Bergisel col grande trampolino olimpico e quindi in centro città,
dove sotto il tettuccio doro abbiamo consumato lultimo
pasto in terra dAustria.
Walter,
Matteo, Marco e Sandy
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Ultima foto di gruppo.

Il Trampolino di Bergisel

Il Nonno non ce la fa più.

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