anno scolastico 1999-2000
classi terze medie sez. B e C
viaggio d'istruzione all'estero - 26/29-04-2000

 

 


Dal progetto al viaggio vero e proprio

Grazie al progetto ministeriale "Il 900. I giovani e la memoria" del Ministero della Pubblica Istruzione, i nostri insegnanti hanno progettato un viaggio di istruzione nelle vicine Austria e Germania che si adattava perfettamente al piano di studi previsto per le classi terze medie: sono stati infatti visitati particolari luoghi che rivestono enorme importanza sia dal punto storico che da quello naturalistico-antropologico, passando necessariamente per quello che, alla nostra età, risulta essere quello più importante: quello affettivo e socializzante.
I nostri tre accompagnatori, affettuosamente la mamma (prof. Giana - Deutschlehrerin, anima teutonica del gruppo a tutti gli effetti), il papà (prof. Silvestri, Turnlehrer, quello al quale si può far affidamento nei casi più critici) e il nonno (prof. Giuseppe Longa, il mitico Ciuss, il saggio attempato nonno che ha visto passare sotto i ponti tantissima acqua), ci hanno organizzato tre giorni di sana evasione all'insegna della memoria e del benessere in terra straniera a conclusione di un triennio di sacrifici sui banchi di scuola che necessitavano di una chiusura adeguata.
Il tutto è partito da una comunicazione del M.P.I. che richiedeva la predisposizione di idonei progetti per poter attingere a finanziamenti particolari (cosa non indifferente per un viaggio d'istruzione particolarmente significativo). Come tante scuole italiane avremmo potuto scegliere tra molti itinerari nazionali che sono stati testimoni delle estreme atrocità dell'ultimo conflitto mondiale. I nostri tre magnifici tutori hanno invece pensato in grande. Livigno, come ben si può notare dalla carte geografiche, è più vicino alla Germania e all'Austria che ai più significativi luoghi italiani. Così mamma, papà e nonno hanno ben pensato di rivolgere le loro attenzioni ai luoghi della memoria d'oltralpe, quelli dove si può effettivamente toccare con mano l'enormità della tragedia consumatasi cinquant'anni fa.
Data la distanza è stato un attimo organizzare un viaggio estremamente significativo sotto tutti i punti di vista, da quello storico a quello naturalistico, passando per quello artistico, tecnologico e umano in genere che ci ha dato la possibilità di approfondire le nostre conoscenze anche in vista degli esami li licenza che fra non molto ci aspetteranno al varco.
Al di là degli esami, a gita fatta, ciò che ci resterà di questo viaggio sarà sicuramente qualcosa che va ben oltre ciò che abbiamo visto. "Dalle storie alla storia" era il sottile filo rosso che univa l'utile al dilettevole. "Dalla storia alle nostre storie" è stato questo incredibile e magnifico viaggio di tre giorni in terra straniera accompagnati dai nostri mitici proff.

 

L'inizio della Getreidegasse a Salisburgo

Salisburgo vista dalla Fortezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Sale e Pepe"- Cronaca semi seria di un viaggio

 

Siamo qui per raccontarvi le nostre mitiche e inimitabili avventure della gita svoltasi dal 26 al 29 aprile 2000, avente come meta Monaco e Salisburgo. Cominciamo subito a parlare del viaggio: siamo partiti il 26 aprile alle ore 7.30, quasi tutti siamo stati puntuali alla partenza, caso a parte Barbara, che per truccarsi è arrivata in ritardo, e Giovanni, che purtroppo non è potuto venire perché malato! Ad accompagnarci erano ben tre proff: Giana, Silvestri e Longa! Da quest’ultimo, prima di arrivare alla diga del Gallo, abbiamo dovuto sorbirci, come di rito, una mezz' ora di spiegazione accurata sulle origini e sulle funzioni della stessa. "Molto entusiasti" della lezione, non appena il prof. ha terminato siamo tornati a cose molto meno tecniche e più mondane. Ovviamente scherziamo! Ma continuiamo a parlare del viaggio che è stato abbastanza lungo, tuttavia sopportabile, grazie alla musica che ci ha tenuto allegri. Purtroppo la disco-music è durata poco, poiché la prof. Giana aveva paura di frantumarsi i timpani. Come avrebbe potuto in futuro controllare la pronuncia? Kw e non q, oi e non eu, ai e non ei…? torturandoci con le sue domande rigorosamente " auf deutsch" ? In questo viaggio abbiamo capito che Sandy ha scarsa attitudine per fare l'autista , visto che ogni dieci minuti stava male e vomitava. La Giana, sconvolta come tutti i viaggiatori a lui vicini, molto premurosa e preoccupata che non si disidratasse, gli ha fatto comprare e masticare ad oltranza i "Travelgummis" evitando così anche disastri ai sedili del pullman e al suo abbigliamento! Arrivati a Monaco, abbiamo visto l'immenso megagalattico museo della scienza e della tecnica, che si trova su un'isola del fiume Isar. Finalmente gli insegnanti avrebbero potuto stare tranquilli, non ci avrebbero perso! Le più ingegnose del gruppo, però, ce l'hanno fatta a perdersi nel museo e a mancare all'appuntamento con il planetario. Memorabile la prima cena nel nostro albergo di Salzburg, che ci ha letteralmente sconvolto per l'originalità del menu. Tutte e tre le sere, comunque, abbiamo "bevuto" una zuppa "fantastica" che faceva "impazzire" chiunque, in particolare Gessica Galli. Chi l'ha mangiata si è lasciato convincere dalla prof., la quale instancabilmente ricordava che la funzione della "Suppe" era quella di reidratare e noi ne avevamo bisogno. Visto che la nostra meta era Salisburgo, non poteva mancare "un pizzico" di sale in più, soprattutto sulle patatine fritte. Il sale ormai non è più "l'oro bianco", ricchi non diventeremo; speriamo che quel che era di troppo finisca almeno nelle nostre "zucche" e ci faciliti gli esami! Impossibile dimenticare la notte, soprattutto per le sberle che volavano alle 2.30; ricordiamo alcune "vittime" illustri: la benamata Sabrina Mazzucchi, la timida Samanta Rodigari, il pacato Luca Cusini e il mitico Michael Cusini che di baccano ne ha fatto per i beati e che è riuscito a fare imbufalire l'impeccabile albergatore tutto stretto nel suo giacchino tirolese! Nonostante la movimentata notte, siamo riusciti ad arrivare all'ora di colazione, che sinceramente era migliore della cena. Il secondo giorno abbiamo visitato il campo di concentramento di Mauhtausen, qui nessuno ha osato scherzare. Ci siamo comportati veramente bene e gli insegnanti si sono complimentati con noi. Grazie al nostro perfetto tedesco non avevamo alcun problema a procurarci da mangiare, tant'è vero che prendevamo solamente panini con Würstel. Arrivati davanti a un Chiosco, come api sul miele, ci bastava dire "Wurstbrot und Cola" e tutti più o meno ci capivano. Più complicata era la questione finanziaria. Se ci fossero state le banconote in Euro, avremmo sicuramente evitato qualche fregatura o qualche errore da parte nostra e comunque calcoli e calcoli per convertire marchi in scellini e in lire. Nel pomeriggio abbiamo visitato l'abbazia di St. Florian, dove siamo rimasti impressionati dai teschi nella cripta in perfetto ordine austriaco e dalla meravigliosa biblioteca che conta più di 140.000 volumi! In una biblioteca così forse potremmo anche studiare! Molto più tranquilla è stata la seconda notte in cui tutti più o meno hanno dormito. Per precauzione ad ogni bussare, la porta della stanza veniva aperta a braccia tese mantenendosi a debita distanza, onde evitare sventoloni di passaggio… Indimenticabili le miniere di salgemma dove tutti si sono divertiti sugli scivoloni mozzafiato e sulla zattera che attraversa il lago sotterraneo. Non vorremmo tralasciare quello che è stato il comportamento dei professori. Partiamo dalla migliore, la prof. Giana che, al contrario di quando è in classe, nei giorni della gita era sempre molto allegra e che con il suo sorriso e le sue battute contagiava chiunque. Parliamo poi del prof. Silvestri, amichevolmente chiamato "Clem" che non ha mai abbandonato il livignasco e la pipa (l’aroma ci guidava ovunque) nemmeno in Germania e in Austria. Ah…dimenticavamo il prof. Longa che si è scatenato al Bowling, ma che nonostante l'accurato calcolo della traiettoria della boccia e le altrettanto accurate e ripetute misurazioni, per un "pizzico" di sfortuna, ha perso la partita contro i proff. e l'autista. Indimenticabile anche il suo "discreto" russare durante le tre notti che ha fatto da sottofondo come un minuetto del nativo Mozart. Tutto sommato l'albergo era confortevole ma non ci dimenticheremo mai delle tariffe telefoniche "agevolate" (tre telefonatine=50 DM). Un grande ringraziamento va agli insegnanti che ci hanno accompagnati, contati, ricontati e contati ancora; ("peccato"- dicevano di tanto in tanto- "non abbiamo perso nessuno") e all'autista Andrea che ci ha sopportato sul pullman per tutto il viaggio!

Luana, Gessica e Tecla

 

Alessio da McDonald nel seggiolone

 

Mitico Nonno Ciuss con boccia in mano...
e mamma Giana dietro ride.

 

Anche nonno e mamma devono pur far merenda!

 

A Steyr, in piazza, tra un panino e l'altro rimiriamo le splendide abitazioni che ci circondano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Visita al Deutsches Museum di Monaco

Abbiamo iniziato il nostro "viaggio" dalla sala di elettrotecnica, guidati dal nostro "nonnino", il prof. Peppino. La faccenda si stava facendo troppo seria: valvole, accumulatori, alta tensione, aggeggi infernali. Insomma, in extremis sono intervenuti i nostri cari "genitori" (Clemente e Raffaella) che ci hanno salvati dandoci un'oretta di visita libera a seconda dei propri interessi. Durante questo spazio di tempo, divisi in gruppetti, abbiamo visitato le sale della navigazione, dell'aeronautica, delle ferrovie e della meccanica. In queste sale c'erano diversi esemplari di macchine, navi e aerei di diverso tipo e di diverse epoche, che ci hanno letteralmente rapiti. Il nostro gruppo (Baby, Dany, Cry, Paolo, Massy, Giacomo e Fabio) è arrivato puntualmente alle 16.00 al sesto piano dove avevamo appuntamento per il planetario. Esso è un proiettore computerizzato che riproduce sulla volta di una cupola del diametro di 15 metri un'immagine fedele del cielo. Oltre al Sole ci sono stati mostrati la nostra Luna, i pianeti Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, le 5000 stelle circa visibili ad occhio nudo, il moto dei corpi celesti in modo accelerato, l'aspetto del firmamento sopra Monaco, in primavera, e in seguito da punti di osservazione in località diverse della superficie terrestre.
Due di noi si sono perse nei meandri del museo (lasciamo a voi immaginare) e non hanno potuto vederlo. In compenso hanno visto l'esperimento nella sala di elettrotecnica. L'impianto dell'alta tensione è una delle maggiori attrazioni del museo. Le due disperse hanno potuto capire la tecnica dell'alta tensione assistendo ad esperimenti con tensioni alternate di 300.000 volt e con tensioni pulsanti fino a 800.000 volt, con le quali sono stati simulati diversi casi di caduta di fulmini su edifici. Uno spettatore è stato invitato ad entrare in una sfera di materiale isolante che poi è stata sollevata fino al generatore di scariche elettriche. Al passare di una forte scarica elettrica è rimasto illeso. Oltre a questo hanno potuto vedere il corpo umano diviso in piccole parti e la stanza della stampa. Dopo aver girato e chiesto a un controllore (senza però capire niente, perché parlava solo inglese e non capiva il tedesco) dove si trovava il sesto piano, e cioè il planetario, hanno incontrato il resto della comitiva sulle scale e dopo qualche rimprovero si è conclusa la prima giornata.
La visita al Deutsches Museum si è rivelata molto interessante perché abbiamo potuto osservare parecchi macchinari e tecnologie di oggi e di ieri e fare piccoli esperimenti, provare la nostra forza in kw, fare musica.

Giacomo, Cristina, Daniela, Paolo, Barbara, Massimo e Fabio.

 

Laboratori...

 

Non si è perso nessuno?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


MAUTHAUSEN

Il giorno 27 aprile siamo andati a visitare il campo di concentramento di Mauthausen.
Questo campo di sterminio era del terzo tipo, ovvero un campo ove i prigionieri entravano e non dovevano uscire: “Rückkehr unerwünscht”. Fu costruito nel 1938, poco prima che l'Austria fosse annessa al III Reich. Nel campo entrarono circa 206.000 anime di ambo i sessi, persone accusate di essere inferiori o insignificanti secondo il parere dei nazisti. In questo campo di sterminio ne morirono circa 110.000. Il campo di Mauthausen fu tristemente noto per la sua "scala della morte", una rampa costituita da 186 scalini. Questa scalinata serviva agli internati per trasportare pietre che ricavavano dalla cava sottostante. Nelle immediate vicinanze della scala si trova un precipizio denominato “muro dei paracadutisti”. Una volta le SS costrinsero dei prigionieri a gettarsi nel vuoto: li misero in fila indiana e ogni prigioniero spingeva nel vuoto il suo compagno che si trovava davanti. Chi non moriva a causa dell’impatto con le rocce, annegava nel laghetto sottostante. Quotidianamente i nazisti scaraventavano nel vuoto qualche deportato. Dalla scala della morte si accedeva al campo di sterminio vero e proprio grazie ad un sentiero oggi contrassegnato da monumenti innalzati dalle diverse nazioni che ricordano i propri morti. In particolare, noi ci siamo soffermati a commemorare i nostri defunti davanti al monumento eretto dall'Italia per i numerosi italiani caduti nel campo nazista. Passando dall'entrata principale troviamo come in ogni campo una piazza chiamata “piazza dell’appello” dove i prigionieri venivano ossessivamente contati: al loro ingresso i prigionieri venivano rasati, disinfettati e vestiti con una casacca e con dei pantaloni di tela grezza uguale per tutti. Un'altra parte importante del campo di sterminio di Mauthausen erano le baracche dove i prigionieri politici, ebrei, omosessuali, zingari dormivano in tre per letto. Noi li abbiamo visti questi poveri letti, se così si possono definire; si tratta di letti a castello in legno senza materassi, senza reti e privi di ogni comodità. I prigionieri erano costretti a dormirvi in tre, in modo che la persona che dormiva nel centro avesse i piedi vicini alla testa degli altri due. Invitati dalla guida sonora, anche se titubanti, abbiamo provato a distenderci in quel modo ma era praticamente impossibile starci, forse perché noi apparteniamo ad una generazione ben nutrita, mentre quegli uomini pesavano al massimo quaranta chili.
I prigionieri dovevano sempre tenere puliti gli alloggi: la pena per chi non rispettava questa regola era la morte che poteva avvenire per fucilazione, per inalazione di gas tossico o per iniezione letale. Nel secondo caso il prigioniero veniva ingannato e convinto ad andare nella camera delle docce. Invece di uscire acqua usciva del gas (Zyclon B) che uccideva tutte le persone che lo inalavano. Nel terzo caso il prigioniero veniva fatto sdraiare su un lettino, intontito col gas e soppresso con un’iniezione di benzina. I cadaveri venivano bruciati nei forni crematori e i camini disperdevano le ceneri di quegli uomini che mai avrebbero pensato di morire così. Scossi da quanto avevamo visto siamo entrati nel museo dove gentilmente una guida ci ha mostrato una proiezione con le testimonianze di alcuni degli 80.000 sopravvissuti alla tragedia di Mauthausen. Dopo la breve proiezione abbiamo visitato il resto del museo dove abbiamo potuto osservare documenti d’epoca, foto e cimeli relativi alla vita nel campo e soprattutto alla morte nel campo. Il percorso del museo termina con la visita alla camera a gas e ai forni crematori. La camera a gas fu costruita nell’autunno del 1941 senza finestre e nella parte occidentale dell’interrato della palazzina adibita a infermeria, proprio vicino alle caldaie dei forni crematori. Essa fu messa in funzione nel maggio 1942. Siamo usciti sgomenti da questo luogo orribile.
Prima di recarci alla scala della morte abbiamo osservato il monumento dell’uomo di ghiaccio, innalzato in onore di un generale russo. Poichè aveva cercato di favorire la fuga di commilitoni era stato continuamente bagnato a venti gradi sotto zero fino a che non morì completamente congelato.
Nonostante la nostra conoscenza acquisita sui banchi di scuola mai avremmo pensato che delle persone potessero essere uccise in un modo così brutale e ignobile.
Questa visita al campo di concentramento ci ha fatto capire la differenza che c’è tra sapere una cosa per sentito dire e sapere una cosa dopo che si è “toccata con mano”. Noi crediamo che chiunque visiti un campo di concentramento ne debba necessariamente uscire con una mentalità nuova. Il solo pensare alla tragedia che hanno vissuto gli uomini rinchiusi nei lager durante la seconda guerra mondiale deve far capire alla gente che una cosa così ignobile non abbia a mai più ripetersi, né ora né mai.

Andrea, Elena e Luca

Siamo dentro!

L'uomo di ghiaccio

 

 

 

Il crematorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


KZ Mauthausen


Alle 10 del mattino entriamo nel campo, passiamo nel cortile sottostante il Comando delle SS e ci avviamo verso il cancello d’ingresso al campo vero e proprio, verso quel cancello oltrepassato da quasi 200.000 persone di svariate nazionalità ed etnie che quotidianamente oltrepassavano per recarsi alla cava lungo la “scala della morte”.
186 gradini da percorrere con pesanti pietre sulle spalle che servivano per costruire il campo stesso.
Ho pensato a “Spianineda”, il papà di Marisa che è rimasto là, probabilmente passato per il camino, ho pensato a Beniamino da Toni, il papà dei Longa che da là è ritornato ma non ha mai esternato ciò che ha vissuto. Oggi ho capito il perché. Di quei 200.000 solo in 80.000 sono tornati. Gli altri, quasi 23 volte gli attuali abitanti di Livigno, hanno concluso la loro esistenza trucidati in quel campo. Come questa esistenza si è conclusa è riassumibile nella frase scritta da un prigioniero su un muro interno della palazzina adibita ad ambulatorio “Se c’è un Dio mi deve chiedere scusa!” Quanta sofferenza in queste parole.
Durante la visita al lager abbiamo ascoltato il commento esplicativo su nastro magnetico: un testo non solo descrittivo di quanto vedevamo, ma soprattutto riflessivo e ossessivamente improntato su un messaggio: “Non dimenticare quanto è avvenuto affinché ciò non abbia più a ripetersi”.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare che anche al giorno d’oggi, a quasi sessant’anni di distanza, i lager esistono ancora, e non molto lontano da noi. Non saranno così palesemente pensati ed organizzati per lo sterminio di massa, questo no, ma certamente pensati per sopprimere delle persone. Il commento terminava con una affermazione così riassumibile : “Non ti devi stupire del numero di coloro che sono morti qui, devi stupirti del fatto che anche una sola persona possa morire in questo modo!” Dopo esserci stretti la mano ci siamo recati nella parte monumentale del campo, nello spiazzo dove le varie Nazioni hanno provveduto ad erigere monumenti commemorativi. Sopra il muro del monumento Italiano abbiamo passato in rassegna le varie lapidi. Senza alcuna forzatura i ragazzi hanno recitato “l’eterno riposo” e qualcuno ha deposto un piccolo sasso sopra le lapidi. Bravi ragazzi!
Ognuno era assorto nei propri pensieri. I miei erano rivolti a mio padre, a mio suocero e ai miei convalligiani, che, anche se non direttamente in quel campo, hanno vissuto quegli orrori in prima persona.

Clemente

La scala della morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Sankt Florian

Nel pomeriggio del nostro secondo giorno di gita abbiamo visitato l’abbazia di St. Florian chiesa giubilare. L’abbazia è dedicata a San Floriano protettore dei pompieri e dei confini che era un martire, infatti si ritiene che la tomba sorgesse in corrispondenza della attuale chiesa.
Mentre aspettavamo la guida, abbiamo visitato la chiesa, ornata con stucchi bianchi e affreschi che sono tra i più belli del barocco austriaco. Questa chiesa è una fra le più importanti dell’Austria e ospita il più grande organo austriaco con 7343 canne, con cui amava suonare Bruckner. Egli ha voluto essere sepolto nella cripta sottostante dove è possibile sentire la musica del maestoso organo. La guida non sapeva molto bene l’italiano, il che all’inizio ci faceva molto ridere, ma poi, grazie a lei, abbiamo appreso molte cose importanti e interessanti. Infatti abbiamo visitato l’abbazia fondata nel 1071 dai Canonici agostiniani e la biblioteca con armadiature in legno intarsiato e con affreschi sul soffitto. Questa biblioteca contiene 140.000 volumi di molti autori. In seguito abbiamo visitato il Marmorsaal, il sontuoso salone delle feste che viene usato ancora oggi per concerti.
Abbiamo poi visto gli appartamenti imperiali, cui si accede da una maestosa cancellata in ferro battuto che precede un corridoio molto lungo con 12 sale che contengono oggetti d’arte. La nostra visita si è conclusa nella cripta, con tombe rinascimentali a rilievi, sarcofagi, l’ossario e il sarcofago di Bruckner.

Serena, Samanta e Eleonora

La biblioteca

L'organo di Bruckner

 

 

 


Le miniere di salgemma di Hallein

Finalmente venerdì 28 aprile, siamo andati a visitare le miniere di salgemma del Dürrnberg vicino ad Hallein. Milioni di anni fa, in seguito al movimento della crosta terrestre e all’evaporazione dell’acqua del mare, il sale si è depositato a strati nel monte Dürrnberg e così si sono formate le miniere di salgemma. Queste vennero sfruttate inizialmente dai Celti che popolarono il monte oltre 2500 anni fa. Per estrarre il sale, i Celti imitarono la natura: fecero entrare l’acqua attraverso canalizzazioni in legno. L’acqua scioglieva il sale. La soluzione salina chiamata “sole” veniva fatta fluire all’esterno e quindi fatta evaporare in modo tale che rimanesse il sale. Successivamente, l'estrazione del salgemma fu effettuata anche dai romani e quando Salisburgo divenne un principato vescovile, il sale costituì la ricchezza principale. Il sale era chiamato “oro bianco” perché oltre ad essere venduto serviva a mantenere intatti reperti storici, cadaveri e cibo.
Grazie alla vendita del sale estratto dal monte Dürrnberg la città di Salisburgo divenne importante. Il suo nome deriva appunto da sale.
Da dieci anni le miniere non vengono più sfruttate perché economicamente non rendono più, ma vengono usate come attrazione turistica e culturale.
Per visitare questa miniera occorre vestirsi in modo adeguato, pertanto prima di entrare, viene distribuita una tuta bianca. Dopo di che, si sale su un trenino e si percorre un tratto fino ad arrivare in una sala video dove si vede un filmato che illustra come si sono formati i giacimenti di salgemma. Il resto della strada viene fatto a piedi (circa 2Km); mentre si cammina si può vedere un cartello che evidenzia il confine tra Austria e Germania. Lungo il percorso, vi sono due scivoli che portano nelle viscere della terra, le cui lunghezze misurano rispettivamente 26 e 42 metri. All’inizio qualcuno aveva paura, poi dopo essere scesi, tanto è stato il divertimento che qualcuno ha risalito di corsa i numerosi scalini per riprovare l’emozione mozzafiato. Al termine degli scivoli ci si trova a circa 200 metri di profondità. Proseguendo, si trova uno spiazzo con copie di reperti storici: utensili della vita quotidiana e attrezzi da lavoro. Poi si arriva ad un laghetto che viene percorso da una zattera dotata di panchine. Le luci vengono spente e il timoniere annuncia che questo è l’ultimo viaggio del TITANIC e qualcuno ci crede trattenendo il respiro…
Scesi da questa, si esce dalla miniera facendo 200 gradini (fatti con la scala mobile).
Fuori dalle miniere di salgemma troviamo un villaggio celtico in cui sono state ricostruite abitazioni originali, ma anche un’officina, una falegnameria e l’ingresso di una miniera da cui si può vedere come veniva estratto il sale.
Abbiamo trovato queste miniere molto interessanti non solo da un punto di vista culturale, ma anche per l'originalità dei mezzi di trasporto, quali il trenino, gli scivoli e la zattera. Sicuramente se ci si ripresenterà l'occasione di tornare in Austria, non ci dimenticheremo di visitare di nuovo le miniere di salgemma, perché uniscono l’utile e il dilettevole.


Vanessa, Mariangela e Alessio

 

Dopo la vestizione siamo pronti!

Michael guida. Ci sarà da fidarsi?

Pistaaa!

Papà Clemente con Eleonora
che aveva paura a lanciarsi.

 

 

 


Sulla via del ritorno - Wattens, le meraviglie Swarovski

Sulla via del ritorno ci siamo fermati al museo Kristallwelten Swarovski a Wattens, realizzato all’interno di una collina artificiale. L’entrata è rappresentata da una faccia d’erba dagli occhi di cristallo dalla cui bocca sgorga una cascata d’acqua. Entrati, accompagnati da una guida italiana, abbiamo ammirato il contenuto della prima sala: il cristallo più grande del mondo, un cavallo con una bardatura decorata con cristalli, esatta copia di quella realizzata per il cavallo di un maraja e un’enorme parete riempita con dieci tonnellate di cristalli di varie dimensioni e colori, lunga 42 metri. La guida ci ha quindi lasciato visitare liberamente il museo e nelle sale successive abbiamo visto degli ologrammi. Inoltre siamo entrati nel duomo, una sala a forma di cupola con le pareti formate da 590 triangoli di specchio che riflettevano tutti noi in un caleidoscopio di colori. In un altro locale c’era anche una “cascata” di sale che colpita da flash di luce dava l’impressione della pioggia colorata. Diverse nicchie ospitano creature irreali e scene ispirate a favole e miti.
Alla fine del percorso siamo entrati nel negozio Swarovski e molti di noi hanno fatto compere. Fondata nel 1895 l’azienda Swarovski è tra le più grandi società austriache ed è il più grande esportatore del Paese. Conta più di 9000 dipendenti e 73 consociate nel mondo. Il fondatore inventò una macchina elettrica che industrializzò il procedimento di taglio del cristallo.
Al termine della visita ci siamo recati ad Innsbruck: prima allo stadio di Bergisel col grande trampolino olimpico e quindi in centro città, dove sotto il “tettuccio d’oro” abbiamo consumato l’ultimo pasto in terra d’Austria.

Walter, Matteo, Marco e Sandy

Ultima foto di gruppo.

Il Trampolino di Bergisel

Il Nonno non ce la fa più.

 

 

 

 

 

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