Istituto Comprensivo di Livigno - Scuola secondaria di primo grado - Progetto Ambiente


PREMESSA


     “Abitavano da tempo là, sul prato un poco scosceso, lungo la vecchia strada subito dopo il ponte delle Capre. Era una famiglia come tante altre, composta dal vecchio nonno, dai genitori e da tre giovanottini sani e forti. Il nonno era ancora possente, di buon legno, alto e diritto, la chioma ampia; solo la cima era un poco ondeggiante, quasi si scotesse per un leggero tremolio facile nei vecchi. La madre era dolce di ombre, sussurrava di continuo, forse brontolava come tutte le donne indaffarate a reggere le sorti del gruppo. E poi c’era quel figlioletto piccolo, dal carattere difficile, che non se ne stava vicino ma era piantato discosto dagli altri due che, pareva, facessero apposta a fare comunella e a bisbigliare di continuo quasi ridessero con i rami che si solleticavano l’un l’altro. Il padre, vero gigante, allungava un suo ramo verso il figlio solitario per toccarlo, per fargli sentire la sua presenza, quasi per dirgli ad ogni momento parole d’affetto.
     I giorni trascorrevano più o meno serenamente; le stagioni, come sempre, portavano gioie e preoccupazioni. Ma, un autunno portò loro una strana inquietudine: non come sempre solo spruzzate di brina, primi freddi o ultimi tepori, ma anche rumori e odori insoliti come stridio di cingoli, ruggiti di motori, sbuffi di nafta. Il nonno ondeggiava più non posso per sapere, il padre allungava lo sguardo per vedere, la mamma si agitava pervasa da strani timori e i ragazzi, obbligati al silenzio, curiosavano come potevano. Uomini e macchine stavano cambiando l’aspetto della Valle, allargavano il letto dello Spöl che correva lì vicino… la famiglia ammutolì, si allacciò con i rami in un abbraccio e con brivido giunse l’inverno.
     Tornò la primavera e la Valle cominciò a riempirsi di acque, la distesa verde divenne azzurra e l’acqua aumentava, lentamente saliva, incurante della famiglia di abeti che sommessamente piangeva mischiando le proprie lacrime all’acqua granda fino allora amica. Sempre lì i sei abeti abbracciati… ormai erano immersi nell’azzurro e poco prima di un inverno, più freddo di sempre, si guardarono ancora una volta con le cime che uscivano dall’acqua e, adagio, si spogliarono del loro verde e il ghiaccio accolse le loro fronde e rimasero nudi scheletri.”