Le acque del fiume Spöl, Akua Granda per i Livignaschi
(cioè il maggior corso d’acqua della Valle), scorrevano in quegli anni senza troppe preoccupazioni,
alternando a periodi di magra momenti di maggior agitazione, la quale, inevitabilmente, si
ripercuoteva anche sugli abitanti che assistevano, talvolta, alla migrazione del corso del
fiume e dei suoi argini naturali. L’Akua Granda convogliava tutte le sue acque nel bacino
idrografico dell’Inn, che a sua volta si immette nel Danubio che sfocia nel Mar Nero. Il bacino di
appartenenza del fiume era ed è quello danubiano e non quello padano, pur partendo il fiume da sud;
questa particolarità risultò determinante nel cambiare le sorti del corso d’acqua e con esse quelle
della valle di Livigno. Infatti, la Confederazione Elvetica già da tempo progettava di utilizzare le
acque del fiume Spöl per la produzione di energia elettrica. Nel 1914 vennero presentati alle autorità
svizzere due progetti, uno a carattere internazionale, Werk Val Mora – Punt dal Gal e un
altro Spöl – Inn – Kraftwerke che prevedeva uno sbarramento a Ova Spin con un invaso che si
protraeva sino al Punt dal Gal; entrambi consideravano la costruzione della centrale di produzione
a Zernez. Per motivi vari e in particolare per l’opposizione della direzione del Parco Nazionale Svizzero,
i progetti non vennero approvati.
E l’Akua Granda fiatò.
Nel 1954 venne fondata in Svizzera l’Engadiner Kraftwerke AG (EKW), una società che si proponeva
come scopo quello della costruzione e della gestione di centrali elettriche in Engadina e, in particolare,
lo sfruttamento delle risorse idriche dell’Inn e dello Spöl. Nel 1955 l’EKW presentò al pubblico un progetto
nel quale era previsto un grosso invaso sul territorio di Livigno.
E l’Akua Granda ricominciò a trattenere il fiato.
In precedenza l’Amministrazione Municipale di Milano chiedeva alle autorità competenti di poter deviare le acque
di alcuni torrenti di Livigno e immetterle, attraverso un canale, nel serbatoio di Cancano. Il 27 maggio del 1957,
a Berna, venne firmata la convenzione italo – svizzera con la quale, ritenendo che l’utilizzazione delle acque
dello Spöl fosse di interesse comune ai due Paesi, si convenne che la Svizzera autorizzasse il Governo italiano a
dare la concessione per la deviazione dal loro corso naturale, sopra la quota di 1960 m (s.l.m.), di una parte delle
acque dello Spöl (circa 97 milioni di m³ all’anno) e di convogliarle nei serbatoi di Val Fraele. In contropartita l’Italia
cedeva il diritto di utilizzare la forza idraulica dello Spöl, mediante la costruzione di un bacino d’accumulazione
nelle valli di Livigno e del Gallo della capacità di circa 180 milioni di m³ e con la quota massima d’invaso a 1808 m,
alimentato dalle acque naturalmente affluenti e da quelle provenienti dalla Svizzera e immesse per mezzo di un impianto
di pompaggio.
E l’Akua Granda ammutolì.

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