L'AMBIENTE ANTROPICO
Livigno sorse come villaggio alpino e, molto prima che
diventasse un centro turistico, si affermarono le principali tipologie edilizie che
ancora caratterizzano il suo paesaggio.
Nell'Alta Valtellina venivano utilizzati quasi esclusivamente materiali locali,
legno e pietra, sia per motivi economico-sociali, sia perché se ne
sfruttavano le caratteristiche costruttive e strutturali.
Quando entrambi gli elementi erano disponibili e tra loro compatibili, il legno veniva usato nelle strutture
resistenti a trazione e flessione (solai, architravi, strutture di copertura), la
pietra nelle strutture a compressione (muri, fondazioni, piedritti). L’uso di
questi materiali ha naturalmente condizionato forme e proporzioni delle costruzioni.
Le dimensioni degli edifici erano legate alla
lunghezza delle travi di legno, ricavate dai tronchi degli alberi reperibili in zona, e le falde
dei tetti erano proporzionate per equilibrare pesi che variano rapidamente,
quando nevica o quando la neve viene appesantita dalla pioggia.
Le finestre e le aperture avevano dimensioni condizionate
dalle esigenze di aerazione e di illuminazione, ma in modo da non creare troppa dispersione termica.
Il pietrame era
prevalentemente utilizzato per le dimore temporanee e veniva posato a secco o attraverso l’uso di leganti poveri; i muri,
a seconda della tipologia dell’edificio, potevano essere costituiti da pietre informi o da massi più grandi squadrati.
Il più importante fra questi edifici è la baita, che rappresenta
la tipica abitazione alpina, ma che si diversifica in ogni valle per forma, materiali e tecniche costruttive.
Il secondo tipo di costruzione maggiormente presente a Livigno è la tea,
edificio che può essere un semplice fienile oppure più complesso e destinato all'alpeggio, pratica che,
soprattutto in passato, era dettata dall'esigenza di sfruttare anche i pascoli alti
per sopperire all'insufficienza del foraggio di fondovalle.
A quote più elevate la dimora non era più costituita da un insediamento
vero e proprio, ma da semplici ripari, per il bestiame e per i pastori, o da
piccole costruzioni poste in prossimità degli abbeveratoi.
Le dimore alpine, come quelle rurali in generale,
non sono testimoniate da documenti scritti, perché la scrittura
era un privilegio di pochi. Esse sono entità concrete e materiali e la loro stessa
esistenza caratterizza e vincola il paesaggio, trasmettendo un
messaggio di carattere storico. Esse sono quindi documenti
architettonici della vita e della storia dell’uomo, testimoni di un contesto sociale, economico, religioso, artistico
che ha caratterizzato la
comunità alpina.
La crisi del mondo dell'agricoltura di montagna e l'evoluzione verso modelli culturali provenienti dall'esterno
hanno rotto il tradizionale equilibrio tra l'uomo e l'ambiente: le nuove costruzioni si
sono avvalse di processi produttivi standardizzati, indifferenti al luogo in cui si collocano,
secondo tipologie e materiali completamente diversi; gli attuali mezzi meccanici consentono di
adattare il luogo alle esigenze della costruzione e non più il contrario per cui le dimore non vengono
più progettate per quel particolare luogo, ma possono sorgere ovunque. Così l'intero paesaggio agrario,
insieme alla cultura materiale e alle tipologie costruttive, si sono appiattiti sui modelli della civiltà post-industriale,
determinando la progressiva perdita dell'identità culturale del territorio.
Nel nuovo scenario alpino, frequentato da coloro che lasciano temporaneamente le città inquinate alla ricerca di aria pura,
di rispetto del paesaggio, di valori tradizionalmente associati alla natura, la tutela e la valorizzazione del ricco
patrimonio abitativo può essere per Livigno una delle carte da giocare per il turismo del futuro.
Al contrario, un’omologazione di queste dimore ai canoni delle moderne costruzioni,
condurrebbe alla perdita di elementi che connotano il suo ambiente esclusivo e la sua identità culturale di insediamento di alta montagna.
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